Skip to content

L’Amico Immaginario dei Bambini

Come e perché alcuni bambini s'inventano un amico invisibile

1

L’amico immaginario: un fenomeno diffuso
Una ricerca di qualche tempo fa dell’Università di Washington e dell’Oregon ha rilevato che 2/3 dei bambini in età prescolare ha un amico immaginario: un coetaneo invisibile con cui il bambino parla, litiga, si confida, gioca, mangia, dorme, fa il percorso da casa a scuola e viceversa, un amico segreto che gli tiene compagnia quando è a casa da solo. L’amico immaginario è “umano” o “umanizzato”, per quanto sia inventato e frutto della fantasia del bambino.

Può essere completamente invisibile oppure materializzarsi in un pelouche o nella voce distorta del bambino stesso, che così facendo gli dà voce (pensiamo a Tony, il compagno invisibile del piccolo Danny, protagonista del film Shining di Stanley Kubrick: Tony prendeva corpo non soltanto nella voce di Danny ma anche nel dito indice di una sua manina, che si muoveva in verticale, dall’alto in basso). Il fenomeno è presente in tutte le culture, seppure con variazioni interpretative sul genere. Nei Paesi in cui si crede fermamente nella reincarnazione, e talvolta anche in Occidente, si ritiene che i bambini abbiano un amico immaginario quando rielaborano una loro vita precedente.

Cosa dicono gli psicologi
I genitori si devono preoccupare se il loro piccino – fra i 3 e i 5-7 anni di età – ha un amico immaginario? Gli psicologici sostengono di no: crescendo, diventando adolescenti e poi adulti, i bambini perfino si dimenticano di avere avuto un amico invisibile. Ecco perché è interessante, specialmente per la ricerca scientifica, interrogare l’immaginario dei bambini quando ancora sono bambini. E avere o aver avuto un amico immaginario è indice di maggior istinto creativo?

2No, e non si tratta nemmeno di bambini “predestinati” a sfavillanti carriere artistiche o scientifiche. Una ricerca condotta in Sri Lanka ha mostrato che a scuola possono raggiungere risultati al di sopra della media, ma allo stesso tempo possono avere più problemi di comportamento dei coetanei. Un altro studio ha invece dimostrato come questi bambini abbiano tendenzialmente una sensibilità uditiva maggiore e quindi riescano a decodificare rumori e brusii in termini di parole e linguaggi immaginari.

Amici immaginari e personaggi fiabeschi
L’invenzione di un amico immaginario rispecchia per analogia il processo di identificazione del bambino nei personaggi delle fiabe, di cui il piccolo ammira e tende ad assorbire nella sua fantasia i caratteri positivi, perché per lui, quei personaggi, diventano modelli positivi, appunto, da imitare. Modelli in grado di sviluppare sensibilità empatiche – quel sempre così difficile e problematico “mettersi nei panni degli altri” – ma anche capacità di adattamento alle situazioni, sociali e comunicative.

Le narrazioni fiabesche rispondono al bisogno del bambino di sciogliere i conflitti emotivi, che quindi proietta sul personaggio fantastico. Nel corso delle varie fasi della sua crescita, sarà opportuno accompagnarlo nel passaggio dell’ascolto e della lettura di fiabe, a quella dei racconti eroici (7-14 anni) e poi dei racconti mitologici (14-21 anni). Il bimbo imparerà così a conoscere, riconoscere e gestire le proprie emozioni. L’amico immaginario diventerà esso stesso un modello positivo e una tappa importante nel processo di crescita personale del bambino.

Tags: , , ,

Commenti

Le risposte dei nostri lettori.

Non ci sono commenti.

Aggiungi un commento

Scrivici per dirci cosa pensi dell'articolo.

Immagine CAPTCHA
*